giovedì 7 maggio 2015

MANIFESTAZIONE STUDENTESCA del 5 maggio 2015, l'Italia dormiente su sogni inconcludenti

Oltre centomila a Roma, trentamila a Milano, venticinquemila a Bari. E in tanti, tra studenti, insegnanti e personale Ata, sono hanno popolato anche le strade e le piazze di Torino, Aosta, Catania, Palermi e Genova.
Ieri 5 maggio la protesta contro la riforma della scuola ha visto la partecipazione di decine di migliaia di persone.
“Tutti in piazza” si legge in una nota dell’Unione degli Studenti “per dimostrare una comune contrarietà al ddl scuola del Governo Renzi”.
Il premier, invece, difende il ddl: “la scuola è una grande occasione, deve creare cittadini, non solo lavoratori. Ma quando abbiamo dei numeri come quelli che abbiamo con i dati sulla disoccupazione, significa che il sistema di formazione va cambiato”, ha affermato il premier Matteo Renzi.
Stefania Giannini, ministro dell’Istruzione, ha dichiarato il proprio rispetto per lo sciopero, richiedendo rispetto anche “per il governo che fa il suo lavoro, proponendo un progetto educativo molto innovativo”.
D’altra parte il premier precisa che ci si trova dinnanzi ad un bivio: “da un lato quelli che protestano soltanto, lamentano, fanno l’elenco delle difficoltà. In alcuni casi hanno ragione, non possiamo dire che va tutto bene. Ma loro sono destinati a crogiolarsi nelle loro proteste. Mentre dall’altro lato che chi agisce”.
Un attacco nemmeno troppo velato, che poco dopo rientra con un atteggiamento di apertura nei confronti di coloro che dissentono “ci sono tante persone che protestano: qualcuno dice che lo fanno sempre, ma noi ascoltiamo la protesta”.
Non resta che fare della protesta un momento di confronto e di crescita dell’intera società.

Ma come non domandarsi quanto ciò sia possibile in un Paese, l’Italia, nel quale in fin dei conti c’è, si, chi protesta sempre, chi si lamenta crogiolandosi, ma c’è anche chi detta legge senza preoccuparsi del reale benessere della propria nazione, puntando gli occhi unicamente ai propri interessi?

scritto da Valentina Baruffo

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